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martedì 13 maggio 2014

Maggio in Toscana (4) : Col d'Orcia

Quando entri a Col d'Orcia la prima parola che ti viene in mente e' "oasi". Non di quelle con le palme ma di quelle che ti rapiscono tra prati e alberi che vorresti quasi abbracciare per quanto sono belli. Facciamo quasi fatica a distogliere lo sguardo dalla bellezza che ci circonda ma Nicola Giannetti, responsabile delle visite in azienda, ci sta aspettando. Ci accoglie fin da subito con simpatia e gentilezza e con lui partiamo alla scoperta di un'azienda la cui storia si perde negli anni e la cui testimonianza ci viene fornita da una bottiglia di Brunello di Montalcino 1968! Storia si, ma anche innovazione che l'azienda sta perseguendo attraverso la conversione totale (dal 2010 lo e' già per l'olio) al metodo Biodinamico, progetto coraggioso e ambizioso per una realtà che produce circa 800.000 bottiglie all'anno. Si sa, camminare mette sete! Così in men che non si dica siamo di fronte ad una splendida batteria di bicchieri che si apprestano ad ospitare i vini (9!) che Nicola ha scelto di farci degustare. Un percorso che parte dal Sant Antimo, piacevole Pinot Grigio, e che passa dal Rosso di Montalcino per poi arrivare ai due Brunelli, 2008 e 1998, quest'ultimo in forma smagliante. Fine e intenso. Immancabile il campione Poggio al Vento 2006, dopo di lui il Nearco e il piacevolissimo Moscatello di Montalcino. Una gamma ampia e completa, capace di soddisfare tutte le esigenze, di  gusto, di prezzo, di autorevolezza, di prestigio.  Col d’Orcia rimane, senza dubbio, un punto di riferimento per chi vuole comprendere appieno questo territorio e vuole farlo nel miglior modo possibile, cioè attraverso i suoi vini. 









COL D'ORCIA S.r.l. Società Agricola
Via Giuncheti, Montalcino (Si)
tel : 0577.80891
mail: info@coldorcia.it 

Maggio in Toscana (3) : Contucci


Arriviamo a Montepulciano sotto il diluvio. Parcheggiamo la macchina poco lontano dalla piazza principale e raggiungiamo Andrea Contucci, patron dell'omonima azienda. Ci troviamo nel cuore del magnifico borgo di Montepulciano ma per vedere l'azienda non ci dobbiamo spostare. Già, perché Contucci e' l'unica azienda a produrre vino all'interno delle mura cittadine. Così con Andrea partiamo alla scoperta proprio delle cantine che vantano una storia pluricentaria e che si articolano sotto la piazza. Siamo molti metri sotto il livello della strada e proprio qui avviene la produzione del Vino Nobile di Montepulciano (e non solo). Tradizione prima di tutto, cura e valorizzazione del territorio. Quattro rossi, un Rosso di Montepulciano (premio qualità prezzo), un Nobile "base", due Cru (Petra Rossa e Mulinvecchio) e un Nobile Riserva. Riccoronno sentori di frutti rossi, torrefazione e ancora macchia mediterranea. Una gamma che non delude, con i Cru e la Riserva che strizzano l'occhio a chi ha pazienza di accomodarle nella propria cantina e aprirle fra qualche anno. Degno di nota anche il Vin Santo, tipologia di vino che solitamente non mi entusiasma per l'eccessiva dolcezza. Questo, invece, si colloca su note di miele, agrumi e fiori bianchi, svelando una nota acida che lo rende piacevole e per niente stucchevole. Andrea e' uno splendido padrone di casa, la sua azienda una continua conferma. Se passate da queste parti la visita e' obbligatoria. Fidatevi.




CONTUCCI
Via del Teatro, 1 Montepulciano (Si)
tel. 0578.757006
web : www.contucci.it
mail : info@contucci.it

venerdì 9 maggio 2014

Maggio in Toscana (2) : Pian Dell'Orino

Ore 10.00, svoltiamo in una stradina sterrata poco fuori il magnifico borgo di Montalcino. Non ci sono cartelli ma lì, poco più avanti, scorgiamo la tenuta di Pian dell'Orino, accanto al mitico "Greppo" di Biondi Santi. Ci accoglie la gentilissima Caroline, padrona di casa attenta e ospitale. A questo punto ci si aspetterebbe di cominciare subito a parlare di vino, viti, vitigni e affini. E invece no! Caroline comincia a parlarci di piante e fiori ed è stupendo comprendere quale ruolo gli venga conferito nel creare le condizioni ideali per un vino che, ve lo anticipo fin d'ora, è un vero e proprio campione. Pian Dell'Orino è un'azienda biodinamica, nel senso più vero di questo termine. Nessuna manovra di marketing, sulle bottiglie non lo troverete nemmeno accennato. Però tutto è curato fin nei minimi dettagli per creare una coerenza operativa davvero rara che troviamo, ad esempio, nella costruzione della cantina, per la quale sono stati usati quasi esclusivamente legno e pietre provenienti proprio dagli stessi terreni dell'azienda. Qui la biodinamica è veramente dappertutto, compreso nel cuore di chi il vino lo fa, di Caroline ma sopratutto di Jan, enologo tedesco di esperienza internazionale. Con lui, deus ex machina di vino e piante, ci lanciamo nell'esplorazione di un'azienda che è quasi un'utopia. Controllo meticoloso della vigna, a partire da una conoscenza iper approfondita dei terreni su cui le barbatelle sono impiantate. Jan ci racconta, ci parla delle sue viti come un padre parla dei propri figli. Ci trasmette una passione sconfinata per il suo lavoro unita ad un estrema chiarezza di intenti su come vuole che siano i suoi vini. E i vini sono proprio così, come lui li vuole. Insieme abbiamo assaggiato il Brunello di Montalcino 2008 e il Brunello di Montalcino 2009. Uniti da mineralità e persistenza, l'annata 2008 svela note più vegetali con un tannino ben presente che porta con sé note di cacao e rabarbaro. La 2009 è una somma di finezza e persistenza con note mentolate e balsamiche che arrivano fino all'arancia candita. Nel bicchiere sono di un rosso rubino intenso che ci fa intuire le loro grandi possibilità di invecchiamento. Sono passate ormai 3 ore ma non ce ne siamo accorti, e allo stesso modo non ci siamo accorti di quante volte abbiamo riversato i vini che stavamo assaggiando. E questo, vale più di mille parole.









Azienda Agricola Pian Dell'Orino
Loc. Piandellorino, 189
53024 Montalcino (Si)
tel. 0577.849301

lunedì 5 maggio 2014

Maggio in Toscana (1) : Osteria Perilla'

Da Pienza, dove mi trovavo fino a qualche giorno fa, a Rocca d'Orcia ci sono circa 15km. Bellissimi e surreali al punto di pensare di essermi clamorosamente perso se non fosse per quel saputello del navigatore che continua a indicare che quella e' la strada giusta. Rocca d'Orcia non e' uno dei borghi di grido della zona, ci vai solo, o quasi, se hai un motivo. Il nostro si chiama Perilla. Parcheggiamo dove non sembra neanche possibile e, sotto il diluvio, intravediamo le luci del locale. Entri e già dal primo sguardo capisci che forse quei chilometri sono stati ben spesi. Solo impressione, ma conta. Sempre, o quasi. Dimenticatevi il rustico a tutti i costi, le tovaglie a quadrettoni e tutto quanto vi sia di "luogo comune" nella vostra mente sulla combo "Toscana + Osteria". L'ambiente è semplice ma raffinato, nessun eccesso di stile ma tutto funzionale a una certa informalità, composta ed educata. Ci viene in contro Jacopo, giovane, appassionato e professionale responsabile di sala. E' con lui che ci accomodiamo per cominciare le danze. Tre soluzioni di menù degustazione, 3/5/7 portate. Sicuramente convenienti, unico limite doverli scegliere identici per tutti i commensali. Così decidiamo di ordinare "alla carta", scelta vincente! Dopo uno sfiziosissimo "benvenuto", ovvero "Pappa al Pomodoro con Focaccina alle olive e Bigne ripieni con formaggio caldo", ecco i primi. "Gnocchi di Patate allo Zafferano, Rucola Selvatica e Salsiccia di Cinta Senese", fatti ovviamente a mano nel pomeriggio, e i mitici "Pici Artigianali all'Anguilla Affumicata, Cipolotto e Peperoncino", un piatto tra tradizione e sperimentazione con l'uso dell'anguilla, segno della sempre attenta presenza del deus ex machina di Perillà, un signore che risponde al nome di Enrico Bartolini (2 Stelle Michelin). Sul secondo non abbiamo dubbi, "Maiale di Cinta Senese alla Griglia, Salsa di pane all'Aglio nero e Bietole", un piatto totale. I sapori si incontrano e si scontrano, uniti nell'alta qualità delle materie prime. In più, porzione abbondante che coniugata ad un piatto così è un vero pregio! Finiamo il nostro Pian del Ciampolo 2011 di Montevertine e poi... Pre-dessert, come nei ristoranti con la R, e via con i dolci. Assaggiamo la "Crema Bruciata alla Vaniglia, Fragole e Gelato all'Aceto Balsamico", piacevole e appagante, e quello che è sicuramente il piatto più rivoluzionario del menù, la "Cheese Cake Toscana". Non vi arrabbiate, su questa non vi dico niente. Vi lascio il piacere delle sorpresa, voi fidatevi.  Dopo un ottimo caffè, ci fermiamo a chiaccherare con Federico Sgorbini, il giovane e super-promettente chef di questo piccolo paradiso enogastronomico tra le colline della Val D'Orcia. Se siete in zona, non potete esimervi dal fermarvi qui, però prenotate perchè le voci, quelle buone, girano in fretta.  








OSTERIA PERILLA'
Borgo Maestro, Rocca d'Orcia (Siena) 
tel. 0577.887263
Menu Degustazione : 35/70€ 

martedì 4 marzo 2014

Terre di Toscana 2014

Siamo tornati, Terre di Toscana 2014 non poteva “vedere” la nostra assenza (?). Si parte, si fa rotta verso il sole e verso i profumi e i colori dei vini di Toscana. Tanta gente ad affollare l’UNA Hotel di Lido di Camaiore, ben più della scorsa edizione. Entriamo e tracciamo subito il nostro percorso, un percorso tra scoperte e conferme. Abbiamo girato tra i tavoli, assaggiato e incontrato i produttori e questi sono gli appunti che sono finiti sul taccuino.

LA MASSA : solito campione, il Giorgio I si conferma una delle più importanti produzioni della zona del Chianti.




ISOLE e OLENA : la famiglia De Marchi continua in una tradizione ricca di successi. Cepparello in gran forma e nota di merito per i Collezione Privata, sia il Cabernet Sauvignon sia il (la?) Syrah.



PIAN DELL’ORINO : eccola la nouvelle vague del vino toscano. Rosso di Montalcino impeccabile, Brunello maestoso per pulizia e delicatezza.





CONTUCCI : a Montepulciano è l’unico a vinificare all’interno delle mura della città ma questa è una qualità che viene dopo una gamma di vini che non delude mai. Premio qualità/prezzo per il suo Rosso di Montepulciano, magari da sorseggiare a pranzo con un ragù di cinghiale.




MONTEVERTINE : Martino Manetti “regna” a Terre di Toscana già dalla scorsa edizione, i suoi vini sono lo specchio di un territorio, di una mano sapiente che rispetta il Sangiovese nella sua versione più pura.



STELLA DI CAMPALTO : di nuovo la “next generation” di Montalcino. Il Brunello è destinato a grandi successi.


COL D’ORCIA : la più grande azienda vinicola biologica della Toscana si conferma ai vertici con il Poggio Al Vento Riserva 2006, setoso e caldo. Niente male il Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva Pascena 2009.


C’è il sole a Lido di Camaiore quando usciamo dall’hotel, c’è il sole su questa sempre più interessante manifestazione. 


lunedì 10 giugno 2013

L'amico toscano.

Avere un amico toscano ha i suoi vantaggi. Uno di questi è quello di potergli chiedere, ogni tanto, qualche ricetta della sua terra. E al solo pensiero che a cucinarle sia “uno di loro” si ha già la sensazione che siano “più buone”. Insomma, questa è la premessa ad una cena tra amici che era in programma da un po’. E’ venerdì sera e non vediamo l’ora di sederci a tavola, la “scusa” è quella di mangiare, l’obiettivo (come sempre) quello di stappare. Si comincia : bruschetta toscana all’aglio e bruschetta con burro, alici e olive nere. Non possiamo che abbinare ad una “bolla”. Una di quelle che non ci delude mai. Il brut di Maurice Vessele, Gran Cru a Bouzy, è la solita sicurezza. Di un colore giallo paglierino brillante, svela subito un naso di agrumi. Limone e pompelmo rosa in testa. In bocca mostra un bolla intensa ma con una discreta finezza, l’acidità lo rende di una piacevolezza rara per un prodotto “base”. Se la cena è toscana, i rossi non possono essere altrimenti. Apriamo due bottiglie, entrambe coperte, le etichette “non ci piacciono”. Abbiamo delle “Tagliatelle al Ragù di Manzo e Funghi Porcini” e, a seguire, dei fantastici “Fagioli all’Uccelletta”. I vini sono entrambi nei bicchieri. Li guardiamo e cominciamo. Il primo si presenta di un rosso granato abbastanza carico e decisamente consistente. Svela un naso intenso di anice, alloro, spezie e poi pepe e noce moscata. In bocca è caldo e decisamente morbido, con un tannino presente ma non invadente. Con entrambi i piatti si trova a suo agio. Via “il vestito” e scopriamo un Petra 1997, prima annata prodotta. Davvero niente male, soprattutto se si valuta la perfetta evoluzione. Secondo rosso, si cambia. Al naso non ci si può sbagliare. Sangiovese! All’inizio è chiuso, ci vuole pazienza. Pochi minuti e tutto cambia; profumi di menta e caramelle al rabarbaro, funghi secchi ma anche aghi di pino, il tutto a costruire una piacevolissima complessità. In bocca mostra la sua armonia, riproponendo quasi tutte le sensazioni olfattive. Siamo curiosi e lo scopriamo : ecco il Cepparello di Isole & Olena, annata 2000. Il tempo scorre e siamo già al dolce, uno dei miei preferiti. Una vera “Torta della Nonna”, con crema pasticcera e pinoli. Squisita. Con lei apriamo l’ultima bottiglia. Il vino scende nei bicchieri, giallo ambrato. Al naso sprigiona da subito una lunga gamma di sentori : miele di castagno e uva passa, arancia candita e albicocca disidratata. In bocca e' morbido e con una discreta freschezza che non lo rende stancante, anzi. Siamo in Sicilia, più precisamente a Pantelleria, il vino che “scopriamo” è il Sangue d’Oro 2007 di Carole Bouquet. Avere un amico toscano ha i suoi vantaggi, se poi è anche innamorato del vino è ancora meglio.






Claudio N.

venerdì 3 maggio 2013

Nel cuore di Bolgheri e delle sue eccellenze.


E’ un lunedì mattina (29 aprile appena passato) caldo e nuvoloso, sono davvero impaziente. Davanti a me una giornata che, ne sono sicuro, ricorderò per molto tempo. Il programma prevede due visite : Antinori Tenuta Guado al Tasso e Michele Satta, ovviamente a Bolgheri.

ANTINORI – TENUTA GUADO AL TASSO :

Dopo qualche piccolo intoppo per raggiungere la Tenuta arriviamo, con un po’ di ritardo, davanti ad un cancello che non può far altro che comunicare storia, passione e anche un po’ di soggezione (quasi timore reverenziale). Luisa Foschetti, responsabile dell’ospitalità della tenuta, ci sta aspettando pazientemente (visto il nostro colpevole ritardo). Entriamo. Passato un primo casale percorriamo ancora un buon chilometro prima di arrivare ad un secondo gruppo di edifici dove sorgono gli uffici, la Bottega e Wine Shop Antinori e, poco distante, la cantina. Entriamo in casa, la gentile signora di servizio ci fa accomodare. Tutto profuma di storia, dalle finestre si intravedono già gli stupendi paesaggi che stiamo per scoprire. Arriva Luisa, giusto il tempo di scusarci e siamo già in macchina con lei per andare a visitare le vigne. Si, avete letto bene. In macchina a visitare le vigne. La Tenuta Guado al Tasso, infatti, è sterminata ed assolutamente inimmaginabile per bellezza ed estensione. Dalle colline al mare, da est a ovest. Vigne e terreni si ripetono a perdita d’occhio. Ci fermiamo e Luisa inizia a raccontarci la storia di questi luoghi e di queste terre, ideali per la coltivazione della vite grazie alla loro ricchezza ed al vigore che riescono a conferire alle piante. Qui, infatti, il problema non è mai che le uve non crescano come si deve ma, al contrario, che crescano addirittura troppo. Il vento costante che arriva dal mare soffia sulle viti e viene fermato dalla conformazione ad anfiteatro delle colline qui intorno che, come un vero e proprio schermo, proteggono dalle nuvole che arrivano dall’interno della regione. Molto caldo di giorno e fresco la notte, decise escursioni termiche fondamentali per la qualità dell’uva. La terra è ricca e variegata, basta spostarsi di pochi metri tra un filare e l’altro per apprezzare le diverse composizioni che rendono necessaria una vera e propria micro parcellizzazione che consenta di definire e selezionare al meglio tutte le uve. Lavoro davvero non facile quindi per l’enologo Marco Ferrarese. Ci spostiamo, sempre in auto, e Luisa ci mostra quello che qui viene chiamato “il bosco del Bruciato” dove, tra altissimi pini marittimi, la Tenuta mantiene uno stupendo allevamento di maiali di Cinta Senese che, al nostro passaggio, si mostrano poco interessati della visita, così intenti a cibarsi di ghiande e pinoli. Dopo le vigne la cantina. Arriviamo mentre gli operai procedono al lavaggio delle barrique, pronte ad ospitare i nuovi nettari. Sala dell’acciaio per prima e poi la zona dedicata al riposo delle botti (quelle piccole), che una accanto all’altra rendono l’atmosfera quasi leggendaria. Ci siamo, arriva anche il momento della degustazione. In un’altra piccola dependance accanto al corpo centrale dell’edificio in cui siamo stati accolti ci attende una tavola perfettamente apparecchiata. Bicchieri luccicanti e due taglieri. Uno di affettati, prodotti direttamente in casa (si, provengono proprio dai bellissimi maialini appena visti che sarebbero di sicuro orgogliosi di essere tanto prelibati), e uno di focacce sempre rigorosamente fatte in casa. Pronte le bottiglie: Scalabrone 2012, Vermentino 2012, Il Bruciato 2011 e Guado Al Tasso 2009 (fortunati!). Partiamo proprio dallo Scalabrone, di un colore rosa acceso brillante. Sentori floreali e piccoli frutti rossi insieme ad un inconfondibile profumo di fragola, Luisa ci racconta che "quest’anno è decisamente più fruttato e meno vegetale dei precedente". Il tutto si risolve in un buon equilibrio che lo rende gradevole come inizio e un piacevole abbinamento alle prime deliziose fette di pancetta. Subito il Vermentino che esprime da subito frutta esotica matura come l’ananas ma anche pesche bianche che, insieme, compongono un bouquet di buona qualità senza penalizzare un’acidità che in bocca dona freschezza insieme ad una gradevole nota sapida che ben equilibra morbidezze e durezze. Luisa ci serve Il Bruciato e (grande onore per me) arriva proprio l’enologo della tenuta, Marco Ferrarese. Giovane, molto competente e simpaticissimo ci guida alla scoperta dei rossi, frutto del suo lavoro.  Il Bruciato si mostra subito di un rosso rubino carico che esprime, già dalla prima rotazione, grande consistenza e profumi intensi di ciliegie, frutta nera ed ancora cacao e torrefazione, il tutto insieme ad una nota di morbidezza dovuta sicuramente al legno e alla giovane età. In bocca è caldo e riporta molte sensazioni già presenti al naso, il tannino è presente ed ancora molto esuberante, di sicuro vale la pena di lasciarlo in bottiglia ancora qualche anno. Così arriviamo al tanto atteso Guado al Tasso 2009, servito nella mezza bottiglia. E questa è sicuramente una nota di merito dato che la bottiglia più piccola produce un’evoluzione più rapida e, considerata la giovane annata, questo fa si che si possa assaggiare un vino più pronto e più aperto. E così è. Il Guado 2009 spicca subito per delicatezza; profumi di spezie, polvere di caffè, arancia candita si alternano ai sentori di tabacco e tostatura. In bocca è molto persistente, il tannino è elegante ed il tutto si risolve in una grande armonia sensoriale. Mancano ormai pochi minuti alle 15.00, il tempo è volato. L’ospitalità di casa Antinori e la professionalità e competenza di Luisa e Marco hanno reso questo incontro davvero indimenticabile.







Luisa Foschetti e Marco Ferrarese



TENUTA GUADO AL TASSO - Antinori Soc. Agricola Srl
Strada Aurelia Km. 267
Loc. Scalabrone
57024 - Donoratico (Li)
tel. 0565 / 74 97 35





MICHELE SATTA :

Il nome di questo produttore, a Bolgheri, è praticamente un’istituzione. Varesino di nascita si trasferisce a Bolgheri nel 1983 per iniziare la sua attività di viticoltore che lo porta ad affermarsi poco dopo come uno dei produttori più famosi della zona. In cantina ci aspetta la gentilissima Cinzia Geri Bartolini. Ammiriamo con lei le vigne che circondano la cantina, siamo verso la parte collinare della zona e da qui la vista è sensazionale. Vigne tutto intorno ed il mare come sfondo perfetto. Entriamo in cantina e la prima cosa che si nota sono le pareti con la roccia del sottosuolo a vista. La scelta di casa Satta è stata precisa, come ci racconta Cinzia. “L’intento – ci dice – era proprio quello di far apprezzare ai nostri ospiti la composizione del sottosuolo della zona di Bolgheri.” Arriviamo vicino alle barrique dove tutti i vini riposano almeno per 12 mesi. Quasi tutte le barrique che li ospitano non sono nuove, testimonianza di un deciso gusto che sia sempre a favore del vino e non del legno.
Scegliamo con Cinzia cosa degustare, scegliamo 2 bianchi e 2 rossi. Cominciamo con il Costa di Giulia 2012; 65% Vermentino e 35% Sauvingon. Un bianco che sprigiona da subito note di fiori gialli e frutta matura con una bocca ben equilibrata e già una buona piacevolezza che aumenterà di sicuro all’arrivo dell’estate e delle sue temperature. Ancora un bianco, il Giovin Re 2010, un viogner in purezza (il nome deriva proprio dal nome del vitigno anagrammato). Di un bel giallo paglierino mostra, al naso, note di agrumi e spezie ed una nota (personalmente molto apprezzata) di macchia mediterranea e olive in salamoia. Vino che, senza dubbio, si presta ad abbinamenti con piatti di pesce ricchi e saporiti. In bocca è persistente e tutti i profumi trovano conferma. Passiamo ai rossi. Il primo è Il Cavaliere 2005. Bandiera della produzione di Michele Satta è un sangiovese in purezza. Nel bicchiere è rosso rubino e decisamente consistente. Al naso arrivano subito le spezie ma anche sentori di torrefazione, cioccolata fondente e ciliegia. In bocca il tannino è presente ed elegante conferendo una notevole piacevolezza di beva. Arriva anche I Castagni, sempre 2005. Il top player del cantina bolgherese ha una particolare composizione, 70% Cabernet Sauvignon 20% Syrah e 10% Teroldego. Versato nel bicchiere si mostra di un rosso rubino molto carico svelando da subito una grande consistenza. Al naso è intenso e complesso, note balsamiche e minerali con sfumature speziate. In bocca è pieno, con una grande struttura. Tannini eleganti ne esaltano la persistenza riportando tutti i profumi apprezzati al naso. Le ore passano, la compagnia è gradevolissima tanto da portarci ai discorsi più svariati, testimonianza del fatto che il vino, in qualsiasi forma lo si intenda, diventa sempre catalizzatore di benessere e convivialità.
Salutiamo Cinzia e ripartiamo, pochi minuti e siamo già sull’Aurelia. Il ricordo fresco nella mente. 
Stiamo bene.







MICHELE SATTA
Loc. Casone Ugolino 23 - 57022
Castagneto Carducci (Li) - Italy
telefono : +39 0565 773 041
Fax : +39 0565 773 349

mercoledì 1 maggio 2013

Osteria Cala Violina, gusto e passione.

Di rientro da Roma il viaggio prevede una sosta in Toscana che ci porterà (leggerete nel prossimo post) alla visita di due stupende realtà del vino italiano. Arriviamo però la domenica e le visite sono il giorno dopo, giusto il tempo per riposarci nell'incantevole paesino di Scarlino, circa 15km da Castiglione della Pescaia, ed andare alla scoperta della proposta enogastronomica locale. Tante possibilità, noi scegliamo di andare all'Osteria Cala Violina, proprio davanti alla famosissima e omonima spiaggia, spettacolo della natura e paradiso ancora (quasi) incontaminato. L'osteria si trova proprio a lato della strada che da Scarlino porta a Castiglione della Pescaia, precisamente in Località Pian d'Alma. Comodo parcheggio antistante e siamo già seduti al nostro tavolo (prenotazione consigliata, indispensabile in estate). Il ristorante è famoso più per il pesce che viene acquistato quotidianamente ed in base alle disponibilità del pescato giornaliero ma la nostra scelta vira su altro, sospinta anche dalla voglia di vino rosso. Alessia, esuberante e gentilissima titolare (insieme a Roberto, lo chef), stuzzica il nostro appetito. Così io comincio con un tagliere di prosciutto crudo "Bazzone" (specialità della Garfagnana)  mentre Melissa, mia compagna di viaggio e di vita, assaggia un tagliere di formaggi tra pecorini e caprini locali. Il tutto accompagnato da una abbondante porzione di fave freschissime da sgranocchiare, come nella migliore tradizione contadina. L'osteria è molto conosciuta in zona anche per il vino, carta ampia con molte proposte locali che esaltano piccoli produttori senza dimenticare  un'attenta selezione di grandi nomi del vino tutt'altro che scontati. "L'intenzione - ci dice Alessia - è quella di una carta ampia ma ben strutturata e che tenga conto di proporre sempre ricarichi contenuti che possano davvero favorire l'avvicinarsi di più persone anche a bottiglie di un certo calibro." Scegliamo una prima bottiglia, Alessia, sommelier e vera appassionata, la apre con noi. Le faccio notare un piccolo problema del vino (Sangioveto 2004 di Badia a Coltibuono) su cui ci troviamo subito d'accordo. Prontamente sostituito con un'interessante Chianti Classico Riserva 2001 Rocca Guicciarda Barone Ricasoli. Il vino è nei bicchieri e così arrivano, dopo gli antipasti, un'ottimo piatto di cinghiale "peposo", ricetta storica (sembra addirittura risalire ai tempi del Brunelleschi) che prevede la cottura lentissima della carne con il vino rosso e un piatto di agnello (carne locale, ovviamente) alla scottadito. Materia prima ottima, piccolo appunto solo per la porzione di agnello, leggermente scarsa. Qualche piccolo intoppo nel servizio (le verdure di contorno arrivano in ritardo) e siamo al dolce, un assaggio di cioccolato fondente e salame di cioccolato, neanche a dirlo fatto in casa e davvero gradevole. Rimaniamo praticamente solo noi e accompagnati da un buono Aleatico dell'Elba IGT, scambiamo una lunga e piacevolissima chiaccherata con la padrona di casa. Torneremo per il pesce. Se siete  in zona fermatevi, anche solo per un bicchiere di vino.








Osteria CalaViolina
Loc. Pian d'Alma - Scarlino (GR)
tel. 0566 866257
cell. 348.0000871


Claudio N.

venerdì 12 aprile 2013

Il nostro Vinitaly.


Siamo in pochi di questo mondo (quello del vino) a non aver partecipato al Vinitaly 2013. Chi per un motivo e chi per un altro. Certo, il pensiero di tutta quella gente che degusta allegramente “alla faccia nostra”, in una manifestazione che conosciamo bene, mi fa accendere la lampadina ed ecco l’idea. Il Vinitaly ce lo facciamo da noi. In Taverna. Io, Marco B. , poi Umberto e il grande Dario Borroni. Quattro bottiglie, quattro italiani. Con poca coerenza e molta sete, però, cominciamo subito con uno Champagne per prepararci ai rossi. La Grand Cellier di Vilmart è sempre molto piacevole, il suo giallo paglierino e le sue bollicine intense invogliano subito all’assaggio. Un naso di crosta di pane ci guida ad un bicchiere di agrumi, limone e pompelmo rosa. Un’acidità e una freschezza che gli conferiscono grande facilità di beva che invita da subito a versarne ancora un bicchiere. Torniamo in tema, i rossi (tutti Italiani) sono li ad aspettarci. Ovviamente tutti coperti. Il primo vino è di un rosso granato con riflessi granati, al naso esprime subito note di amarena, una balsamicità accennata ma non troppo marcata con delle dolcezze che riconducono ad una caramella alla menta. In bocca esplodono la liquirizia e decise note di speziatura. Siamo davanti ad un’istituzione del vino italiano, Tignanello di Antinori annata 1998. Ecco il secondo, sicuramente quello che subito si distingue dagli altri nel bicchiere. Si mostra rosso granato scarico con riflessi aranciati, un colore che ci porta ad assumere che, probabilmente, il vino avrà qualche anno in più degli altri. Al naso è semplicemente inebriante. Profumi di olive in salamoia, macchia mediterranea e ginepro che ritornano in bocca con una splendida armonia. Ci stupiamo quando scopriamo che dietro la stagnola si nasconde uno stupendo Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, annata 1993. Perfetto e  con ancora ampi margini di evoluzione. Passiamo al terzo che vediamo e sentiamo “vicino” al primo.  Colore rosso rubino con riflessi granati; un naso che esprime sentori di terra e delle morbidezze riconducibili alla vaniglia con sfumature di tostato e torrefazione. In bocca non si possono non apprezzare i sentori di amarena sotto spirito e ancora di spezie. Siamo di nuovo in Toscana e sempre nella cantina di Antinori, questa volta con il Marchese Antinori Riserva 2001, davvero in splendida forma. Ultimo rosso, si presenta nel bicchiere di un bel rosso rubino intenso con riflessi granati. Inizialmente sprigiona profumi di solventi che poco dopo scompaiono e lasciano spazio alla caramella toffee e alle spezie. In bocca è morbido (“forse un po’ costruito ma sempre un vinone” afferma Marco B.), subito sentori di cuoio e tabacco. Un tannino ancora molto presente che esprime un grande potenziale evolutivo. Scopriamo la bottiglia ed ecco il top di gamma della cantina sarda Argiolas. Ovvero il Turriga, annata 2001. Abbiamo cominciato con la Francia però. E con la Francia decidiamo di chiudere. Nei bicchieri compare un bianco, cristallino e di un colore oro antico con riflessi dorati, decisamente consistente. Al naso sentori di zafferano in pistilli affiorano inconfondibilmente insieme alla frutta tropicale molto matura. In bocca è fresco e sapido, di ottima persistenza. Grande equilibrio e grande armonia. E di certo non poteva essere altrimenti trattandosi di uno Chateau d’Yquem annata 2000.



Vilmart & C. - Grand Cellier Brut

Antinori - Tignanello 1998


Giacomo Conterno - Barolo Cascina Francia 1993

Antinori - Marchese Antinori Riserva 2001

Argiolas - Turriga 2001


Lur Saluces - Chateau d'Yquem 2000

A presto.

Claudio N.