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sabato 22 febbraio 2014

La Pizza gourmet? Me la fo' da me!

Insomma, la "pizza gourmet" ormai è una moda assodata. E poi è buona. L'idea di unire condimenti e farciture di livello a questo piatto così semplice e così rappresentativo di una bella fetta della nostra cultura gastronomica è sicuramente vincente e appagante. Certo non sempre si ha il tempo e la voglia di uscire e quindi si ricorre alla pizzeria d'asporto dietro l'angolo. E per quanto sia bravo e affidabile il vostro pizzaiolo di fiducia non troverete certo pizze i cui ingredienti vi faranno sentire dei piccoli "gourmand". In considerazione di ciò, da un po' di tempo a questa parte, la pizza d'asporto la compro "margherita". E poi ci penso io! Come ieri sera, proprio in Taverna e proprio con Marco B. Così le nostre "Margherite" sono diventante delle vere e proprie pizze gourmet. Abbiamo aggiunto : burrata di Andria, filetti di sgombro di Angelo Parodi e pomodorini pugliesi essiccati al sole. Abbinamento consigliato : champagne! Anche rosè se vi garba! Nel nostro caso, Olivier Pere et Fils Millesime 2004. Dite la verita, ci state già pensando per stasera vero?





 

mercoledì 16 ottobre 2013

Il bello della Taverna.

Ci sono sere in cui in Taverna ci passi così, giusto per un saluto. Perché quando comincia il freddo, in Taverna, ci trovi quasi sempre qualcuno. E così ho fatto lunedì sera, ci sono passato, giusto per un saluto.

Cin cin.


domenica 9 giugno 2013

Dourdon-Vieillard.

Ancora in compagnia della nostra mitica Dame, sempre alla scoperta di qualche "eno-chicca". Vai Dame.

Dourdon-Vieillard

Cuvée Vieilles Vignes 2005
25% Pinot Noir 75% Pinot Meunier

Siamo di fronte ad un Blanc de Noirs di tutto rispetto, e si intuisce subito.
Il colore è oro pieno, magnificamente caldo e il “train de bulles” che sale dal fondo del bicchiere non ha tregua, con bollicine sottili e continue. Al naso rivela aromi di frutta bianca, quasi mela cotta e miele al forno. Incanta e persiste il suo profumo, e io mi lascio ammaliare consapevolmente. Grande pienezza in bocca, rotondità , tanta materia e un complessità inaspettata. Riposa 66 mesi sui lieviti questo champagne per poter dire la sua a pieno diritto: e come la canta e la suona!

Le note mielate che sentivo prima al naso si rivelano anche al palato ma la loro suadenza è mitigata dalla bellissima acidità e freschezza che rendono il vino piacevole e leggero.
Azzardato ma perfetto l’abbinamento con un Vaniglia cremonese e lenticchie cotte a fuoco lento.

Per palati aristocratici……


Parola di Dame.



Fabienne DOURDON
Champagne Dourdon Vieillard
8 rue des vignes
51480 Reuil
France
Tél : +33 (0)3 26 58 06 38
Fax : +33 (0)3 26 58 35 13

Lily Bollinger.

La storia dello Champagne è una storia di donne. La nostra Dame ce ne racconta una. Vai Dame.



" I drink it when I'm happy and when I'm sad.
Sometimes I drink it when I'm alone.
When I have company I consider it obligatory.
I trifle with it if I'm not hungry and drink it when I am.
Otherwise I never touch it unless I'm thirsty."


Lily è il “nickname” di Elizabeth Law de Lauriston Bonbers, sposata con Jacques Bollinger nel 1923. Dopo la morte del marito, si è fatta carico dell'azienda nonostante le circostanze e la guerra non le rendessero il compito facile. Questa donna, grazie alla sua professionalità ed alla volontà di ferro, viaggiando in tutto il mondo e, promuovendo il brand, è riuscita a riportare alla prosperità l'azienda e ad aumentare l'estensione dei vigneti. Senza sosta, seguiva la produzione in ogni momento, dalla vigna, dove era facile trovarla in sella alla sua bicicletta ai rapporti commerciali. La sua impronta ha lasciato un segno indelebile nella storia della Bollinger, ma anche nella regione dello Champagne. Sarà che le donne amano lo Champagne, ma alcune, ne hanno scritto la storia.......





Parola di Dame.

Champagne Bollinger
16, rue Jules-Lobet – B.P.4 – 51160 Aÿ
FRANCE
Tel : +33 (0) 3 26 53 33 66
Fax : +33 (0) 3 26 54 85 596

domenica 12 maggio 2013

La Champagnotta.

Arriva il caldo (speriamo) e quindi è tempo di bollicine. Scopriamo qualcosa di più sulla bottiglia che le contiene, ovviamente con la nostra Dame du Vin!

"La classica bottiglia da Champagne, ma anche da spumante, è detta champagnotta, nome che deriva in modo evidente dall'originaria destinazione.
La sua storia, risale alla Francia del XVII secolo, quando con decreto reale si consenti la commercializzazione del vino in bottiglia, fino ad allora consentita solo in botti.La produzione di massa cominciò, però, con l'introduzione della fabbricazione industriale a stampo, che alla fine del XIX secolo sostituì la soffiatura. Le prime bottiglie adatte a contenere lo Champagne, e quindi con il vetro a spessore piu’ alto rispetto allo standard, vennero prodotte in Inghilterra, proprio per evitare lo scoppio delle bottiglie in vetro normale che mal si adattavano alla grande pressione del vino con le bollicine.La forma panciuta ed allungata non è mai cambiata, salvo per la recente introduzione della Champagnotta Gran Cuvèe, leggermente più bassa e panciuta, più adatta agli Champagne ed agli Spumanti più pregiati.Le caratteristiche della bottiglia Classica da 0,75 L :
·         Base larga 
·         Corpo di forma cilindrica del diametro di circa 10 cm
·         Collo lungo 
·         Cercine molto pronunciato (adatto a trattenere la gabbietta di sicurezza del tappo) 
·         Altezza circa 31cm
Il vetro é molto scuro per proteggere il contenuto dalla luce. Il suo spessore é notevole, per reggere alla pressione interna che può arrivare anche a 6/7 Bar. Al termine del collo, l'imboccatura, detta cercine, ha una forma caratteristica, adatta a far da comodo aggancio per la gabbietta. Le dimensioni delle bottiglie per lo Champagne sono elencate di seguito:

·         1/2 bottiglia         0,375 L                       3 bicchieri
·         Bottiglia standard 0,75 L                        6 bicchieri
·         Magnum 2 bottiglie 1,5 L                       12 bicchieri
·         Jéroboam 4 bottiglie 3 L                        24 bicchieri
·         Réhoboam 6 bottiglie 4,5 L                    36 bicchieri
·         Mathusalem 8 bottiglie 6 L                     48 bicchieri
·         Sàlmanazar 12 bottiglie 9 L                   72 bicchieri
·         Balthazar 16 bottiglie 12 L                     96 bicchieri
·         Nabuchodonosor 20 bottiglie 15L          120 bicchieri
·         Salomon 24 bottiglie 18 L
·         Primat 36 bottiglie 27 L
·         Melchisedec 40 bottiglie 30 L, da bere con la squadra maschile francese di Rugby!
Parola di Dame"



   
                       



venerdì 19 aprile 2013

Il senso del gusto nello Champagne.


La Dame du Vin ci porta ancora alla scoperta dei segreti dello Champagne.

Nello champagne il gusto è influenzato soprattutto dall’impatto della CO² (anidride carbonica – biossido di carbonio) con il freddo,  dalla freschezza e dalla sapidità che fanno avvertire sapori fruttati, dal corpo e struttura, indice di una persistenza aromatica intensa e dall’equilibrio di tutti questi fattori, che determinano la finezza di uno champagne.
 
Lo champagne deve essere bevuto a piccoli sorsi, evitando di introdurre troppa aria in bocca, facendolo scivolare sopra la lingua, facendolo scendere ai lati della bocca, e infine “schiacciandolo” contro il palato con un movimento delicato.
 
La degustazione è la sintesi di uno shock termico e di uno shock tattile in cui la sensazione pura di acidità (quindi del flavour agrumato) è favorita dalla presenza della CO².
L’effetto tattile di questa sostanza, il pizzicore o la pungenza, è il primo momento degustativo che interessa il degustatore.
 
La CO² in uno champagne puo’ essere molto accentuata (non positivo), accentuata (non particolarmente positivo) e normale (positivo).
La presenza di questa sostanza ci fa avvertire maggiormente le sensazioni di acidità e le durezze del vino e la percezione di freddo al palato.
 
L’acidità quindi è il fattore fondamentale nella valutazione di uno champagne.
 
Deve essere bilanciata, apportare quella freschezza di gusto che si accompagna alla freschezza olfattiva, dare quella sensazione di equilibrio con gli altri “gusti” dello champagne.
Il palato non deve essere aggredito ma piacevolmente sorpreso con tutte le sfumature di freschezza,, il sapore della mela, pera, pesca noce, una leggera sensazione zuccherina, sensazioni agro-dolci, mielate, tostate, caramellate, morbide, soavi, non ci deve essere “aggressione” del palato, solo una piacevole armonia.
 
La stessa sorpresa che riesce a creare una donna in un uomo solleticando la sua fantasia e le sue sensazioni più nascoste. Una donna dolce, delicata ma allo stesso tempo sensuale e risoluta, che sa giocare con tutti i sensi e li mantiene in equilibrio perfetto….insomma, l’armonia di un sogno!
 
Parola di Dame.




A presto.

Claudio N.

venerdì 12 aprile 2013

Il nostro Vinitaly.


Siamo in pochi di questo mondo (quello del vino) a non aver partecipato al Vinitaly 2013. Chi per un motivo e chi per un altro. Certo, il pensiero di tutta quella gente che degusta allegramente “alla faccia nostra”, in una manifestazione che conosciamo bene, mi fa accendere la lampadina ed ecco l’idea. Il Vinitaly ce lo facciamo da noi. In Taverna. Io, Marco B. , poi Umberto e il grande Dario Borroni. Quattro bottiglie, quattro italiani. Con poca coerenza e molta sete, però, cominciamo subito con uno Champagne per prepararci ai rossi. La Grand Cellier di Vilmart è sempre molto piacevole, il suo giallo paglierino e le sue bollicine intense invogliano subito all’assaggio. Un naso di crosta di pane ci guida ad un bicchiere di agrumi, limone e pompelmo rosa. Un’acidità e una freschezza che gli conferiscono grande facilità di beva che invita da subito a versarne ancora un bicchiere. Torniamo in tema, i rossi (tutti Italiani) sono li ad aspettarci. Ovviamente tutti coperti. Il primo vino è di un rosso granato con riflessi granati, al naso esprime subito note di amarena, una balsamicità accennata ma non troppo marcata con delle dolcezze che riconducono ad una caramella alla menta. In bocca esplodono la liquirizia e decise note di speziatura. Siamo davanti ad un’istituzione del vino italiano, Tignanello di Antinori annata 1998. Ecco il secondo, sicuramente quello che subito si distingue dagli altri nel bicchiere. Si mostra rosso granato scarico con riflessi aranciati, un colore che ci porta ad assumere che, probabilmente, il vino avrà qualche anno in più degli altri. Al naso è semplicemente inebriante. Profumi di olive in salamoia, macchia mediterranea e ginepro che ritornano in bocca con una splendida armonia. Ci stupiamo quando scopriamo che dietro la stagnola si nasconde uno stupendo Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, annata 1993. Perfetto e  con ancora ampi margini di evoluzione. Passiamo al terzo che vediamo e sentiamo “vicino” al primo.  Colore rosso rubino con riflessi granati; un naso che esprime sentori di terra e delle morbidezze riconducibili alla vaniglia con sfumature di tostato e torrefazione. In bocca non si possono non apprezzare i sentori di amarena sotto spirito e ancora di spezie. Siamo di nuovo in Toscana e sempre nella cantina di Antinori, questa volta con il Marchese Antinori Riserva 2001, davvero in splendida forma. Ultimo rosso, si presenta nel bicchiere di un bel rosso rubino intenso con riflessi granati. Inizialmente sprigiona profumi di solventi che poco dopo scompaiono e lasciano spazio alla caramella toffee e alle spezie. In bocca è morbido (“forse un po’ costruito ma sempre un vinone” afferma Marco B.), subito sentori di cuoio e tabacco. Un tannino ancora molto presente che esprime un grande potenziale evolutivo. Scopriamo la bottiglia ed ecco il top di gamma della cantina sarda Argiolas. Ovvero il Turriga, annata 2001. Abbiamo cominciato con la Francia però. E con la Francia decidiamo di chiudere. Nei bicchieri compare un bianco, cristallino e di un colore oro antico con riflessi dorati, decisamente consistente. Al naso sentori di zafferano in pistilli affiorano inconfondibilmente insieme alla frutta tropicale molto matura. In bocca è fresco e sapido, di ottima persistenza. Grande equilibrio e grande armonia. E di certo non poteva essere altrimenti trattandosi di uno Chateau d’Yquem annata 2000.



Vilmart & C. - Grand Cellier Brut

Antinori - Tignanello 1998


Giacomo Conterno - Barolo Cascina Francia 1993

Antinori - Marchese Antinori Riserva 2001

Argiolas - Turriga 2001


Lur Saluces - Chateau d'Yquem 2000

A presto.

Claudio N.

giovedì 28 marzo 2013

La Domenica col Dom.


Con Francesco ci sediamo al tavolo della sua famiglia e scopriamo uno dei grandi nomi della Champagne.

La Domenica (la “D” maiuscola non è casuale) a casa ha sempre avuto fin dalla mia infanzia un qualcosa di sacro. E non mi riferisco “solo” al significato religioso, ma proprio ad un aspetto Eno-Gastro-Culturale di grande rilievo. Quella appena passata, l'ho trascorsa, come spesso capita, a pranzo dai miei genitori. E quando mio padre (grande appassionato di vino) mette in tavola una splendida bottiglia di “Dom Ruinart” millesimo 1996, nonostante io non sia  mai stato un grande Champagnista, sono stato solleticato non poco dal prodotto in questione tanto che per osmosi sentivo già la grandissima acidità al palato.
La maison Ruinart, fondata nel 1729, è la più antica di tutta la zona dello Champagne, produce il suo prodotto di punta chiamato appunto Dom Ruinart (in onore del monaco benedettino scomparso 20 anni prima della fondazione dell’azienda) utilizzando uve Chardonnay provenienti solo da comuni classificati “Grand Cru”, il 65% dalla Cote de Blancs ed il 35% dalle Montagne de Reims, che successivamente maturano dai 9 ai 10 anni nelle “les Crayères” le storiche cantine in gesso che grazie alla loro frescura del tutto naturale permettono alle bottiglie di riposare in un ambiente idoneo. Il millesimo '96, per gli amanti della tipologia, è un’annata culto, in quanto le condizioni climatiche l’hanno eletta come il “Vintage” più grande del XX secolo. Veniamo quindi alla degustazione:
nel bicchiere il vino è di un giallo paglierino carico, brillante, con file di bollicine fini e lente nel salire in superficie, al naso rivela sentori di mandorle, croissant, crema pasticcera ed una leggera sensazione ossidata che seduce in modo incredibile il mio “esigente” naso; in bocca è un’esplosione di freschezza, con note agrumate, sensazioni tattili simili alle spremute di agrumi, persistenza al palato lunghissima ed un aroma di bocca che ricorda il lievito da pane, in conclusione un prodotto di grande classe e finezza che mi ha permesso di poter assaporare la grandezza di un grande territorio dotato di storia e tradizione come la Champagne. 
Santé 
Francesco P.
Champagne Ruinart
4, Rue des Crayères  www.ruinart.com
 
Dom Ruinart 1996

martedì 26 marzo 2013

La Dame du Vin per La Taverna di B. - Cosa non si fa con lo Champagne.

Subito un nuovo appuntamento con La Dame du Vin. Seguiamo i suoi consigli sullo Champagne. Vai Dame!!!


COSA NON SI FA CON LO CHAMPAGNE. 
Non raffreddare troppo lo champagne: anche se non deve essere caldo, è molto peggio servirlo troppo freddo o addirittura quasi ghiacciato;
 
Non riempire solo a metà il secchiello del ghiaccio: finirai per raffreddare solo metà della bottiglia. Aggiungi acqua e sale al ghiaccio in modo che si sciolga piu’ velocemente e si raffreddi piu’ velocemente anche la bottiglia;
 
Non raffreddare i bicchieri prima di servire lo champagne riempiendoli di cubetti di ghiaccio o di ghiaccio tritato, non stai facendo un martini! Questo sistema avrà un impatto negativo sul perlage e sul bouquet dello champagne;
 
Non nascondere l’etichetta e non avvolgere la bottiglia in un tovagliolo come se fosse un neonato. Questa (pessima) usanza è nata nei nightclubs parigini per nascondere le etichette di champagne dozzinali cosi’ da non far capire al cliente che invece lo si era fatto pagare come un grande champagne;
 
Sicuramente avrai bisogno di un tovagliolo per asciugare l’acqua in eccesso quando toglierai la bottiglia dal secchiello, ma dovrai tenerlo in mano;
 
Non capovolgere mai una bottiglia vuota nel secchiello del ghiaccio!!
Mostra una volgarissima mancanza di rispetto verso il prezioso vino che hai appena bevuto e, ancor peggio, una mancanza di tatto nei confronti degli ospiti con cui l’hai condiviso;
 
Non roteare lo champagne nel bicchiere come un sommelier esperto fa con i vini fermi.
I Francesi lo chiamano “abbattimento di uno champagne” perché scuotendo le bollicine nel bicchiere si puo’ arrivare a compromettere in 30 secondi quello che è stato prodotto faticosamente in 3 anni!
 
Non fare il “battitore di champagne da spogliatoio”.
Quando servi questo vino cosi’ elegante cerca di non fare il campione di Super Bowl che agita la bottiglia forsennatamente perché deve versare il suo contenuto addosso ai compagni di squadra, piuttosto che gustarselo!
 
Un ultimo suggerimento:
 
Lo champagne non si serve infilando il pollice nell’incavo presente sul fondo della bottiglia.
Vi prego, evitatelo!
La bottiglia va presa con la mano destra sul fondo appoggiando le dita a corolla intorno alla bottiglia stessa lasciando scoperta l’etichetta.
 
A proposito:
sapete perché il fondo delle bottiglie di champagne è cavo?
Perché la pressione atmosferica che si sviluppa all’interno della bottiglia per effetto dell’anidride carbonica è talmente elevata che occorre equilibrare il rapporto esistente fra liquido e solido, aumentando quindi la superficie di contatto con il vino per creare maggiore tenuta e minore pressione.
          La Dame du Vin



A presto, ancora con La Dame du Vin

Claudio N.