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mercoledì 16 ottobre 2013

Il bello della Taverna.

Ci sono sere in cui in Taverna ci passi così, giusto per un saluto. Perché quando comincia il freddo, in Taverna, ci trovi quasi sempre qualcuno. E così ho fatto lunedì sera, ci sono passato, giusto per un saluto.

Cin cin.


mercoledì 17 luglio 2013

domenica 9 giugno 2013

Dourdon-Vieillard.

Ancora in compagnia della nostra mitica Dame, sempre alla scoperta di qualche "eno-chicca". Vai Dame.

Dourdon-Vieillard

Cuvée Vieilles Vignes 2005
25% Pinot Noir 75% Pinot Meunier

Siamo di fronte ad un Blanc de Noirs di tutto rispetto, e si intuisce subito.
Il colore è oro pieno, magnificamente caldo e il “train de bulles” che sale dal fondo del bicchiere non ha tregua, con bollicine sottili e continue. Al naso rivela aromi di frutta bianca, quasi mela cotta e miele al forno. Incanta e persiste il suo profumo, e io mi lascio ammaliare consapevolmente. Grande pienezza in bocca, rotondità , tanta materia e un complessità inaspettata. Riposa 66 mesi sui lieviti questo champagne per poter dire la sua a pieno diritto: e come la canta e la suona!

Le note mielate che sentivo prima al naso si rivelano anche al palato ma la loro suadenza è mitigata dalla bellissima acidità e freschezza che rendono il vino piacevole e leggero.
Azzardato ma perfetto l’abbinamento con un Vaniglia cremonese e lenticchie cotte a fuoco lento.

Per palati aristocratici……


Parola di Dame.



Fabienne DOURDON
Champagne Dourdon Vieillard
8 rue des vignes
51480 Reuil
France
Tél : +33 (0)3 26 58 06 38
Fax : +33 (0)3 26 58 35 13

Lily Bollinger.

La storia dello Champagne è una storia di donne. La nostra Dame ce ne racconta una. Vai Dame.



" I drink it when I'm happy and when I'm sad.
Sometimes I drink it when I'm alone.
When I have company I consider it obligatory.
I trifle with it if I'm not hungry and drink it when I am.
Otherwise I never touch it unless I'm thirsty."


Lily è il “nickname” di Elizabeth Law de Lauriston Bonbers, sposata con Jacques Bollinger nel 1923. Dopo la morte del marito, si è fatta carico dell'azienda nonostante le circostanze e la guerra non le rendessero il compito facile. Questa donna, grazie alla sua professionalità ed alla volontà di ferro, viaggiando in tutto il mondo e, promuovendo il brand, è riuscita a riportare alla prosperità l'azienda e ad aumentare l'estensione dei vigneti. Senza sosta, seguiva la produzione in ogni momento, dalla vigna, dove era facile trovarla in sella alla sua bicicletta ai rapporti commerciali. La sua impronta ha lasciato un segno indelebile nella storia della Bollinger, ma anche nella regione dello Champagne. Sarà che le donne amano lo Champagne, ma alcune, ne hanno scritto la storia.......





Parola di Dame.

Champagne Bollinger
16, rue Jules-Lobet – B.P.4 – 51160 Aÿ
FRANCE
Tel : +33 (0) 3 26 53 33 66
Fax : +33 (0) 3 26 54 85 596

venerdì 12 aprile 2013

Il nostro Vinitaly.


Siamo in pochi di questo mondo (quello del vino) a non aver partecipato al Vinitaly 2013. Chi per un motivo e chi per un altro. Certo, il pensiero di tutta quella gente che degusta allegramente “alla faccia nostra”, in una manifestazione che conosciamo bene, mi fa accendere la lampadina ed ecco l’idea. Il Vinitaly ce lo facciamo da noi. In Taverna. Io, Marco B. , poi Umberto e il grande Dario Borroni. Quattro bottiglie, quattro italiani. Con poca coerenza e molta sete, però, cominciamo subito con uno Champagne per prepararci ai rossi. La Grand Cellier di Vilmart è sempre molto piacevole, il suo giallo paglierino e le sue bollicine intense invogliano subito all’assaggio. Un naso di crosta di pane ci guida ad un bicchiere di agrumi, limone e pompelmo rosa. Un’acidità e una freschezza che gli conferiscono grande facilità di beva che invita da subito a versarne ancora un bicchiere. Torniamo in tema, i rossi (tutti Italiani) sono li ad aspettarci. Ovviamente tutti coperti. Il primo vino è di un rosso granato con riflessi granati, al naso esprime subito note di amarena, una balsamicità accennata ma non troppo marcata con delle dolcezze che riconducono ad una caramella alla menta. In bocca esplodono la liquirizia e decise note di speziatura. Siamo davanti ad un’istituzione del vino italiano, Tignanello di Antinori annata 1998. Ecco il secondo, sicuramente quello che subito si distingue dagli altri nel bicchiere. Si mostra rosso granato scarico con riflessi aranciati, un colore che ci porta ad assumere che, probabilmente, il vino avrà qualche anno in più degli altri. Al naso è semplicemente inebriante. Profumi di olive in salamoia, macchia mediterranea e ginepro che ritornano in bocca con una splendida armonia. Ci stupiamo quando scopriamo che dietro la stagnola si nasconde uno stupendo Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, annata 1993. Perfetto e  con ancora ampi margini di evoluzione. Passiamo al terzo che vediamo e sentiamo “vicino” al primo.  Colore rosso rubino con riflessi granati; un naso che esprime sentori di terra e delle morbidezze riconducibili alla vaniglia con sfumature di tostato e torrefazione. In bocca non si possono non apprezzare i sentori di amarena sotto spirito e ancora di spezie. Siamo di nuovo in Toscana e sempre nella cantina di Antinori, questa volta con il Marchese Antinori Riserva 2001, davvero in splendida forma. Ultimo rosso, si presenta nel bicchiere di un bel rosso rubino intenso con riflessi granati. Inizialmente sprigiona profumi di solventi che poco dopo scompaiono e lasciano spazio alla caramella toffee e alle spezie. In bocca è morbido (“forse un po’ costruito ma sempre un vinone” afferma Marco B.), subito sentori di cuoio e tabacco. Un tannino ancora molto presente che esprime un grande potenziale evolutivo. Scopriamo la bottiglia ed ecco il top di gamma della cantina sarda Argiolas. Ovvero il Turriga, annata 2001. Abbiamo cominciato con la Francia però. E con la Francia decidiamo di chiudere. Nei bicchieri compare un bianco, cristallino e di un colore oro antico con riflessi dorati, decisamente consistente. Al naso sentori di zafferano in pistilli affiorano inconfondibilmente insieme alla frutta tropicale molto matura. In bocca è fresco e sapido, di ottima persistenza. Grande equilibrio e grande armonia. E di certo non poteva essere altrimenti trattandosi di uno Chateau d’Yquem annata 2000.



Vilmart & C. - Grand Cellier Brut

Antinori - Tignanello 1998


Giacomo Conterno - Barolo Cascina Francia 1993

Antinori - Marchese Antinori Riserva 2001

Argiolas - Turriga 2001


Lur Saluces - Chateau d'Yquem 2000

A presto.

Claudio N.

martedì 9 aprile 2013

Alsazia comunque.


L’occasione di una cenetta di coppia a base di pesce mi stuzzica tanto da decidere di aprire una bottiglia che ho custodito gelosamente per anni. Detto fatto, metto in frigo a raffreddare (non troppo) un Riesling Schoenenbourg di Marcel Deiss, annata 1992. Far invecchiare i vini, ed i bianchi in particolare, è sempre un rischio ed un atto di grande fiducia verso il prodotto e ancora di più verso il produttore. Memore di tanti altri vini di Deiss stappati e sempre con tanti anni sulle spalle mi sento abbastanza fiducioso. Questa volta, però, capisco subito che ci potranno essere dei problemi. Tolgo la capsula e sul collo appare uno strato di muffa che ricopre anche la parte alta del tappo che, già al tatto ed ancora inserito nella bottiglia, appare troppo morbido. Tutto diventa più chiaro appena lo stappo, chiaro passaggio anomalo di umidità che ha danneggiato la tenuta del tappo. Lo verso nel bicchiere. Il colore è splendido, un giallo oro antico con riflessi dorati di notevole consistenza. Anche al naso i sentori non sono affatto male, classico sentore di idrocarburi (diesel) tipico del vitigno Riesling ed anche frutta tropicale matura e miele. Queste premesse, però, non rispecchiano quello che succede in bocca. All’assaggio il vino si mostra completamente scarico di materia e con un iper evoluzione dovuta sicuramente al problema del tappo. Davvero un peccato. Nel vino funziona così, il difetto, il problema, è sempre in agguato. I vini di Marcel Deiss, in questo senso, sono sempre stati una garanzia di pura perfezione. A volte, però, capita anche ai migliori.







Domaine Marcel Deiss
15 Route du Vin, 68750 Bergheim, Francia

mercoledì 20 marzo 2013

Passi dalla Taverna e scopri meraviglie.


Le serata dedicate al vino sono tutte belle, sempre (o quasi). Poi però ci sono serate che oltre ad essere belle sono anche rare. Sono importanti e lo sono ben aldilà del valore economico di quanto si assaggia. E’ quell'importanza conferita dal fatto di essere al cospetto di bottiglie che fanno davvero tremare le gambe. Sono quelle di cui senti sempre parlare, con cui tutti fanno confronti. Parli di vino e poi per un motivo o per un altro finisci sempre li. Li ha visti nelle cantine importanti, nelle carte dei migliori ristoranti, hai letto di loro sui libri. Ti sei fatto raccontare tutto da chi li ha già assaggiati, hai immaginato di averli bevuti anche tu nello stesso momento in cui hai ascoltato le loro storie. C’è chi li definisce (e non a torto) i migliori vini al mondo, sono quelli con cui si fanno le aste e di cui si cercano le annate più importanti, magari ancora chiuse dentro le casse di legno originali. Si, avete capito, ne sono certo. Stasera, alla Taverna di B. , ci sono i grandi vini di Bordeaux. Ma davvero i grandi. Siamo in 6 e 6 sono le bottiglie. Tenetevi forte :

Chateau Haut Brion 1997
Chateau Cheval Blanc 1993
Chateau Margaux 1993
Chateau Mouton Rotschild 1991
Chateau Gruaund Larose 1989
Viuex Chateau Certain 1985

Marco B. ha pensato ad un meccanismo “infernale”(ma utile) perché nessuno sia condizionato ed in ragione del fatto che sappiamo cosa stiamo per bere. Insieme a lui prepariamo e avviniamo i bicchieri, 36 in tutto. Gli ultimi ad arrivare, Stefano e Livia, ce li serviranno non sapendo in quale bicchiere e stato messo quel determinato vino e così anche noi perdiamo le coordinate. Marco B. ha segnato tutto, alla fine scopriremo il contenuto di ognuno dei sei bicchieri che abbiamo davanti.

Château Haut-Brion Premier Grand Cru Classé 1997 Pessac Leognan (annata media).
Alla vista si presenta rosso granato carico, con riflessi aranciati, limpido e con una media consistenza. Al naso la nota di paprika dolce è piuttosto invadente(frutto di un’eccessiva evoluzione) con sentori che si avvicinano quasi al dado. In bocca non ha grande acidità, è piuttosto corto ed evidenzia un’estrema leggerezza al palato, probabilmente il problema è da attribuire alla conservazione.

Vieux Château Certain 1985 Pomerol (annata ottima)
Nel bicchiere si presenta limpido, con un bellissimo rosso granato carico con riflessi aranciati, dotato di una bella consistenza. Sentendolo al naso percepiamo ancora una leggera nota varietale(legata al cabernet), sensazioni che ci riconducono ai funghi secchi, alla terra(humus) ed una bellissima nota affumicata. In bocca è fresco, persistente, dotato di una “leggera eleganza” che solo i grandi Bordeaux hanno.

Château Margaux Premier Grand Cru Classé 1993 Margaux (annata media)
Alla vista è di un rosso rubino scarico, con riflessi granati, grande consistenza e grande limpidezza, peccato che il sentore di tappo sia tremendo sia al naso che in bocca(peccato, l’acidità era sontuosa).

Château Gruaud-Larose Grand Cru Classé 1989 Saint Julien (annata ottima)
Di un rosso granato carico con riflessi aranciati, consistente e limpido (si denota un grande estratto solo alla vista). Al naso esplode in un bouquet ricco di note affumicate, terrose, a tratti vegetali, grande complessità e grandissima finezza. In bocca ha un’ottima acidità, è dotato di quell’eleganza tipicamente bordolese, a tratti minerale con sontuosa persistenza e piacevolezza, davvero sorprendente.

Château Cheval Blanc 1er Grand Cru Classé 1993 Saint Emillion (annata media)
Alla vista si presenta rosso granato con riflessi granati, è limpido e concentrato, dotato di grande consistenza. All’olfatto è ancora ricco di richiami vegetali(quasi rotìe), con grandissima mineralità, etereo e con sentori che sul finale richiamano il tabacco e la torrefazione. In bocca è sontuoso, fresco, setoso, elegante dotato di una finezza da vero fuoriclasse, persistenza lunghissima e bocca sul finale armonica ed equilibrata.

Château Mouton Rothschild Premier Grand Cru Classé 1991 Pauillac (annata scadente)
Nel bicchiere si presenta con una veste rosso granato con riflessi granati, di grande consistenza e bellissima brillantezza di colore. Al naso ci seduce con note di torrefazione, humus, spezie dolci(vaniglia e cannella) con una leggera e gradevolissima nota arrostita sul finale. In bocca la sua freschezza è incredibile, dotato di un tannino setoso, una sequenza di aromi di bocca che richiamano l’anice stellato e la liquirizia ed una persistenza incredibile. Vino sontuoso!!

La soddisfazione è tanta, il pensiero ricorrente è quello di aver partecipato a qualcosa di unico e forse (purtroppo) irripetibile.

Claudio N. (collaborazione e appunti di degustazione Francesco P.)


Chateau Margaux 1993

Chateau Cheval Blanc 1993

Chateau Haut - Brion 1997

Chateau Mouton Rotschild 1991

Chateau Gruaud Larose 1989

Vieux Chateau Certain 1985